SIRIA

È un paese stupendo, prima che gli interessi economici e politici si scatenassero, musulmani, cristiani ed ebrei hanno dimostrato che vivere insieme si può ed è possibile farlo in pace. Si, sto parlando della Siria, un paese dove tutto dimostra che i popoli di diverse religioni possono comunque convivere nel rispetto reciproco. Ma alle alte sfere questo non sta bene. Peccato, perchè si sta distruggendo un paese splendido, dove ancora, senza soluzione di continuità, il caso di epoca romana era ancora abitato ai nostri giorni: siamo a Bosra, dove una passeggiata sul selciato romano porta ad un appuntamento da non perdere: il suo splendido teatro in basalto nero. Siamo partiti da Damasco, dopo una visita alla splendida moschea, al bazar colorato e dopo aver bevuto un succo di frutta spremuto all'istante. La nostra meta? Non ce n'è solamente una, anzi: il paese è ricchissimo di straordinari siti archeologici che si datano dal III millennio a.C. come Ebla, scoperta da Paolo Matthiae che ha diretto gli scavi dal 1963 al 2010, porta alla luce, tra l'altro il famoso archivio di tavolette in cuneiforme. Bosra, Ebla, Apamea e poi lei, la regina, con turbante, nascosta nel deserto, signora delle città dell'Impero romano d'Oriente: l'affascinante Palmira! Un pensiero vola a Maria Teresa Grassi, amica con cui ho condiviso non solo un libro sulla Libia ma anni e anni di viaggi. Era lei a dirigere gli scavi quando è iniziata la guerra, ma questo è un capitolo doppiamente triste, perché Maria Teresa non c'è più e le distruzioni barbariche hanno deturpato l'antica città. Non voglio parlarne, preferisco ricordare quando dal deserto ti apparivano le colonne, percorrevi la strada asfaltata che divideva il sito, per arrivare alla città moderna e prendere alloggio. Il giorno dopo era dedicato alla via colonnata, al ninfeo, al teatro, al grande tempio di Bel, alla necropoli dove le sculture portavano di nuovo in vita le belle matrone ingioiellate e riccamente acconciate, alcune nelle loro caratteristiche, riconoscibili tra tutte le donne dell'Impero. Datteri dai mille colori davano sfumature diverse alle rovine romane, messe in bella mostra al mercato locale: "confetti" gialli, arancioni, rossi, marroni; da nessuna parte si vedevano in un solo luogo tante specie di questi straordinari frutti. Lasciare Palmira voleva dire provare quella romantica nostalgia per le rovine, per le pietre antiche, che pochi siti al mondo sapevano ancora trasferirti. La lasciavi alle spalle giurando che ci saresti tornata. La tappa successiva era Aleppo con la sua cittadella, il quartiere ebraico, il grande bazar. La prima volta fu una grande delusione e scappai letteralmente via, mentre le volte successive riuscii invece a coglierne il fascino. Poi era la volta delle grandi norie di Hama, le ruote in legno che facevano girare i mulini ad acqua. Le domande esistenziali ti assalivano poi pensando ad uno stilita di San Simeone: come fa un uomo a vivere 37 anni su una colonna per tutta la vita? Come fa a rifiutarsi di parlare con le donne compresa sua madre? Nella basilica a lui dedicato si poteva ancora vedere il mozzicone di colonna che lo aveva ospitato. Si arriva quasi esausti di conoscenza al Cracovia dei Cavalieri, possente fortezza dell'epoca crociata, straordinariamente scenografica per la sua posizione. Questo è un salto nei secoli di storia e il richiamo era ai cavalieri dell'isola di Malta. Ayman Ashraf, la guida, mi ha fatto vivere la salita al castello con una colonna sonora che ricordo ancora oggi, dopo decenni passati, catapultando me ei miei compagni di viaggio, nell'epoca medievale. Rientravi a Damasco con il cuore gonfio, gli occhi traboccanti di meraviglie! Oggi ripensando agli amici lasciati là viene solo l'amaro in bocca: la Siria è l'ennesimo testimone della grande stupidità umana, dei giochi politici che regolano il nostro mondo, inconsapevoli e profondamente ignoranti nei confronti della storia e dei popoli, in una sola parola della civiltà.

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